AGRUMI

Il nome arancio, secondo l'etimologia popolare, deriverebbe dal latino aurum, in virtù del fatto che esso è un frutto molto nutriente e dall'alto contenuto di vitamine. Storicamente dobbiamo però attribuirne l'origine all'arabo narangi, a sua volta proveniente dal sanscrito nagaran'a, che significa “frutto favorito dagli elefanti”. In tale etimologia è presente l'indicazione sulle origini asiatiche dell'arancio.
Così anche il limone deve qualcosa agli arabi, probabilmente i primi a realizzare una massiccia introduzione degli agrumi in Europa. Sempre dall'arabo è originaria la parola laimun, che ha le sue radici nel persiano limu.
Il profumo dell'arancio è dolce o amaro, caldo e brillante, zuccherino-aspro. Il limone è invece stridente, mordente, acuto e fresco.

L'albero
L'arancio è il frutto di un albero sempreverde, di media grandezza, a chioma compatta con fiori bianchi (zagara) e profumati. I frutti sono di forma rotonda o sferica, con polpa e succo agrodolce e semi più o meno grossi e di dimensioni assai variabili. L'arancio dolce fornisce tre tipi di oli essenziali: uno ricavato dalla buccia, per spremitura a freddo e successiva centrifugazione, uno dai fiori chiamato Neroli e uno dai rametti con foglie detto Petit-grain. L'olio per spremitura della varietà amara viene invece denominato “bigarade” e quello per distillazione dei fiori a sua volta viene detto Neroli bigarade. La dicitura Neroli proviene dalla città di provenienza della principessa Orsini che amava profumarsi con tale essenza.

Il limone è il frutto di un alberello sempreverde, alto fino a 6 metri, con foglie ovali dentellate, piccole spine coriacee e fiori bianco-crema profumati. Esso cambia il suo colore da verde a giallo a seguito dell'avvenuta maturazione. L'olio essenziale è presente in piccole sacche sulla porzione più esterna della buccia dei frutti, da cui si estrae per pressione a freddo e successiva centrifugazione.

La storia
Potremmo ipotizzare che la Cina sia stata il principale centro geografico da cui è partita la differenziazione del primordiale pool genetico degli attuali agrumi. Se pensiamo all'attenzione che i Cinesi dedicarono agli agrumi, sia in campo artistico che agricolo, potremmo paragonarla a quella che i Romani ebbero per la vite. Le prime memorie riguardanti gli agrumi risalgono al tempo dell'imperatore Ta Yu (intorno al 2205-2197 a.C.), di An-Yang, territorio ubicato in prossimità della grande curva del Fiume Giallo. Ritroviamo, in ogni epoca cinese, notizie e scritti riguardanti gli agrumi, anche nel periodo di massimo splendore che coincide colla dinastia Chou (1027-256 a.c.) sotto il cui dominio venne prodotta la collezione nota come i “Cinque Canoni”, tra cui ricordiamo il famoso “I-Ching” o Libro del Mutamento.
Con la fine delle dispute tra regni ed il consolidamento dell'unità nazionale, si passò dalla forma poetica prediletta nei secoli precedenti ad una prosa più scientifica e ad un'analisi più critica: è di quel periodo il più antico testo mai scritto in materia di agrumi che affronta i temi della propagazione, delle tecniche colturali e della raccolta. Dal suo scrittore Han Yen.chih veniamo anche a sapere che l'arancio amaro veniva conservato sotto miele e che le bucce erano utilizzate per profumare la biancheria. Nell'Europa meridionale del Rinascimento troviamo un'intensa fioritura del tema degli agrumi, più volte utilizzato in campo artistico.
Per ciò che riguarda la pittura gli agrumi, soprattutto limoni, sono raffigurati da Benozzo Gozzoli, dal Mantegna, dal Verrocchio, dal Botticelli, dal da Vinci e dal Tiziano, solo per citarne alcuni tra i più noti. Occorre ricordare che al fiorire dell'arte del giardinaggio in ep oca rinascimentale va associato il grande uso decorativo che si fece degli alberi di agrumi nei giardini delle Convertite, dei Semplici, di Boboli, in quello di Francesco I dei Medici sulla Loggia dei Lanzi, per soffermarci alla sola Toscana medicea (tralasciando la Sicilia, Napoli, la Liguria e Roma) che addirittura adibì numerosi giardini interni per riparare la piante dall'ostile clima invernale.
Gli agrumi sono cantati anche dall'Ariosto nell'Orlando Furioso descrivendo “amenissime mortelle, cedri, et naranci, ch'avean frutti et fiori cotesti, in varie forme e tutte belle”, e dal Tasso che ci dice che “fugaci mai vivon gli aranci, coi fiori eterni, eterno il frutto dura”. È curioso ricordare che nel 1644 anche la scienza s'interessò allo studio degli agrumi quando un albero di Firenze iniziò a produrre frutti con caratteristiche diverse e riferibili a vari agrumi. Tale manifestazione biologica non è tuttavia inconsueta ed è catalogata come “chimera”, cioè uno sconvolgimento genetico delle cellule in grado di mutarne i tessuti.
In letteratura, oltre al poema di Jovianus Pontanus (1426-1503) "De Hortis Hesperidum, sive de cultu citriorum", interamente dedicato agli agrumi, che descrive l'arancio come “l'onore del giardino”, ritroviamo numerosi opuscoli dedicati agli agricoltori, come quello del Venuto, e una grande attenzione da parte di Lope de Vega, Nostradamus e Pierre Ronsard che definisce aranci e limoni come simboli dell'amore. Nell'anno 1646 venne dato alle stampe il libro “Hesperides, sive De Malorum aureorum Cultura et Usu Libri Quatuor” di Baptista Ferrarius, il compendio dell'epoca più informato sugli agrumi in cui oltre ad annotazioni mitologiche si presentavano una serie di informazioni tecnico-scientifiche che furono alla base del passaggio degli agrumi da elementi da decoro a beni alimentari per il commercio.
L'impiego degli agrumi in profumeria risale al ‘700, come già ricordato, e dobbiamo fare il nome di Gian Maria Farina e della sua Aqua Mirabilis, precorritrice dell'Eau de Cologne, che prese nome dalla città di Colonia, luogo in cui era stata fondata la ditta dell'italiano.

Impieghi
Dato il punto di ebollizione molto basso queste materie prime, raccolte nel gruppo degli esperidati nella classificazione dei profumi, sono tra le più volatili e dunque molto utilizzate per comporre le note di testa di un profumo, quelle cioè che colpiscono subito il nostro olfatto. Oltre a colonie e profumi, gli agrumi sono impiegati come componenti di fragranza in saponi e detergenti e materiale aromatizzante, soprattutto per bibite analcoliche.
Nella tradizione erboristica l'arancio veniva utilizzato soprattutto contro tosse e raffreddore, mentre il limone contro le febbri infettive come malaria e tifo e contro lo scorbuto a causa delle sue grandi proprietà germicide (in grado di uccidere pneumococchi e stafilococchi in poche ore).
In aromaterapia l'arancio è consigliato per la cellulite e la cura della pelle, per la digestione e come febbrifugo o come prevenzione ed ausilio nelle cure di bronchiti e raffreddore.
Il limone è consigliato come disinfettante del
cavo orale, rinforzante del sistema immunitario e contro l'acidità di stomaco in quanto provoca una reazione alcalina che favorisce il formarsi del carbonato di potassio e neutralizza l'eccesso di acido nei liquidi organici.

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