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LA DISTILLAZIONE

Il processo di distillazione serve per separare le sostanze volatili da quelle solide, così come i liquidi volatili l’uno dall’altro, se essi hanno punti di ebollizione diversi (distillazione frazionata). Generalmente gli oli essenziali sono ottenuti tramite distillazione in corrente di vapore. Tale processo è infatti in grado di isolare le parti volatili e separarle, sfruttando il fatto che esse non siano solubili in acqua. Gli oli così ottenuti non sono tutti liquidi, ma alcuni, a causa della temperatura, possono essere solidi (iris) o semisolidi(rosa). Nonostante siano insolubili in acqua, essi sono solubili in alcol puro, grassi e oli e, altra caratteristica fondamentale a differenza dell’olio d’oliva (olio vegetale “fisso”), evaporano a seguito dell’esposizione all’aria senza lasciare alcun tipo di residuo.


Particolari dell'unità mobile di distillazione utilizzata dall'associazione nei progetti

Tramite una caldaia (fig 1) si produce del vapore che passa attraverso un flessibile e raggiunge la base della cucurbita (fig2). Al suo interno sono stati posti i materiali da distillare sopra ad un cestello forato, in grado di non ostruire il passaggio del vapore e contemporaneamente di isolare le erbe dal fondo. Il vapore, passando attraverso le sostanze aromatiche è capace di spezzare i legami delle molecole odorose e di portarle con sé. Questo vapore salendo verso l’alto s’incanala nel tubo del condensatore (fig.3) che spesso può essere rappresentato da una serpentina. La sezione del tubo, raffreddato da un sistema ad acqua, si fa sempre più stretta, permettendo al vapore di condensarsi e scivolare fuori sotto forma di gocce. L'acqua di raffreddamento entra nel rivestimento esterno dal foro alla fine del condensatore (fig.5) per riempire la “camicia” e fuoriuscire dall’inizio del tubo come acqua calda (fig.4). L’olio e l’acqua aromatica, poiché durante il processo essa ha assunto in parte l’odore dell’olio essenziale, sono raccolti in un vaso fiorentino (fig.6). All’interno di questo vaso l’acqua va a depositarsi sul fondo, mentre l’olio essenziale insolubile rimane in superficie o sul fondo (come ad esempio l'olio essenziale di chiodi di garofano o di semi di prezzemolo), grazie al suo diverso peso specifico. Attraverso un separatore a collo stretto, riusciamo poi, aprendone il rubinetto, a far defluire tutta l’acqua raccogliendo soltanto l’olio essenziale che ci interessa.

Il metodo di distillazione descritto è veramente antico e nonostante la tecnica fu affinata dal mondo arabo attorno al X secolo, essa era già conosciuta dalla civiltà pakistana: sono stati ritrovati distillatori rudimentali risalenti a circa 3000 anni fa. Come detto, si è però soliti attribuirne l’invenzione ad Ibn Sina, meglio conosciuto come Avicenna, medico, filosofo, matematico ed astronomo che visse attorno all’anno 1000. Egli mise a punto la tecnica per preparare l’acqua di rose dai petali della rosa centifolia, dando così spunto e stimolo agli sviluppi futuri di tale tecnica e successivamente dell’arte profumiera. Oggi, infatti, l’olio di rosa figura come componente nel 46% dei profumi maschili e nel 98% di quelli femminili. E ciò potrebbe anche stupire chi pensi che per produrre soli 300 grammi di tale olio sono necessari oltre una tonnellata di petali! Si deve perciò immaginare che durante il Medioevo e per lungo tempo queste nozioni raffinate di distillazione si fossero unite alle semplici tecniche del patrimonio dell’epoca medievale occidentale (decozione, macerazione) e che convivessero colla medicina galenica, la farmacologia aristotelica-ippocratica e la cultura islamica. Tali nozioni sarebbero la continuazione di pratiche erboristiche ancestrali e alla base della moderna fitoterapia e aromaterapia.