INCENSO

L’incenso prende il nome dal verbo latino incendere che significa bruciare, dar fuoco. Anticamente più noto come olibano, deriva tale denominazione dal greco o-líbanos rispondente alla forma araba al lubân per coesione dell’articolo col nome, forse riconducibile anche a libanotos, cioè “del Libano”, territorio dove giungevano le carovane che poi imbarcavano i loro carichi sulle navi fenicie. Il suo profumo è speziato e legnoso, ricco, balsamico e dolce. Si è stimato che nell’antichità se ne producessero 3000 tonnellate l’anno e che le carovane affrontassero un lunghissimo viaggio, compresa la traversata del Mar Rosso: di fatto esse trasportavano una materia aromatica che, anche a causa dei pesanti tributi pagati lungo le rotte, fu per molto tempo ritenuta più preziosa dell’oro

L'albero
L’incenso è una resina che fuoriesce naturalmente da alcuni arbusti o alberelli che crescono negli aridi territori della Africa orientale, dell’India e della Penisola arabica. La raccolta è praticata tramite incisioni artificiali i cui metodi, di fatto non sono cambiati di molto dai tempi antichi: si pratica una sottile incisione sul tronco (profonda circa un millimetro in un’area di 2,5 cm) da cui, dopo circa tre settimane, si raccoglierà la resina fuoriuscita e seccatasi in lacrime biancastre-ambrate di forma sferica o ovoidale.
In alcuni luoghi (come ad esempio nel Sud dell’Etiopia), esiste un tipo di raccolta spontaneo di altre varietà di Boswellia come per il cosiddetto “incenso nero” o per l’”incenso dell’Ogaden”. È emerso che ciò sarebbe a causa della grande disponibilità di materiale grezzo allo stato selvatico che renderebbe pertanto inutile l’opera d’incisione: inoltre la maggior parte delle popolazioni di queste zone non è stanziale, ma semi-nomade ed é solita raccogliere le resine durante i suoi spostamenti.

La storia
L’incenso è un profumo primordiale e da sempre presente nella religione, nella letteratura, nella mitologia e nella medicina.Ci sono cifre astronomiche che ci vengono dal passato a riguardo dei consumi d’incenso. Babilonia ne bruciava circa 26000 Kg l’anno. Gli Assiri pare ne offrissero al dio Baal 60 tonnellate durante la sola festa annuale a lui dedicata. Erode radunò per la sua incoronazione 500 schiavi recant i conche per incensi. Nerone, noto per la sua piromania, bruciò in un solo giorno l’incenso che gli arabi gli avevano portato lungo tutto il corso dell’anno per impressionare l’amata Poppea.
Molto in voga fino al XIII secolo erano i pomi odorosi, sfere cave decorate di materiali preziosi e contenenti profumi rari e molto costosi come il muschio, l’ambra grigia o l’incenso. Si riteneva, soprattutto in tempi di peste, che essi fossero in grado di risanare l’aria – poiché il male si credeva annidarsi in essa- e aumentare la resistenza dell’organismo. Nel 1174 Federico Barbarossa ne ricevette in dono dal re di Gerusalemme: già da allora si poteva ravvisare nelle prescrizioni mediche una stretta unione di profumi e “contravveleni”. Leggiamo infatti nei documenti dell’epoca che ogni medico avrebbe dovuto recarsi da un appestato facendosi precedere da un braciere su cui bruciavano svariate sostanze aromatiche, tra cui l’incenso.
Gli Egiziani tenevano l’incenso in gran conto, poiché esso non era solo ingrediente del kyphi, ma da sempre apprezzato: nel tempio di Deir el-Bahari ci sono delle raffigurazioni che raccontano di una spedizione condotta dalla regina Hatsheput in cui cinque navi a vela tornarono cariche di avorio, oro, scimmie, leopardi, schiavi, mirra ed incenso; negli annali di Tutmosi III, di Ramesse III e di Usermaat-Ra IV si legge che durante le processioni solenni si vedevano una gran quantità di dromedari carichi ognuno di 300 libbre d’incenso. Durante l’imbalsamazione gli officianti ungevano di olio d’olibano la testa, pronunciando il nome del defunto che veniva mummificato e le seguenti parole: “per te è l’olibano originario del paese di Punt, per rendere migliore il tuo odore e farne l’odore del dio […]. Il profumo del dio grande è il tuo incenso; il profumo perfetto non si volatilizzerà sulla tua mummia”. La nuvola dell’incenso bruciato avvolgeva il corpo e metteva in contatto cogli dei, essendo esso traspirazione del dio.
Nella Bibbia il patto fondamentale tra Jahvé ed il suo popolo viene sancito dal sangue e dal profumo. Mosé ne rivela la formula, contenente incenso, avendo cura di specificare che occorre una composizione aromatica secondo l’arte del profumiere e nell’Esodo vengono impartite le istruzioni divine che impongono di fare “un altare sul quale bruciare l’incenso” dove questo sia fatto di legno d’acacia, quadrato, rivestito d’oro e di corno, con due anelli per il trasporto: stiamo parlando del tabernacolo, dell’Arca dell’alleanza. Nell’Antico Testamento, per lodare il corpo come controparte necessaria allo spirito – ci sarà poi un’inversione di tendenza quando prevarrà l’ideale della mortificazione e repressione come condizione di salvezza-, il Cantico dei Cantici impiega metafore raffinate evocanti spazi fioriti, sacchetti di mirra, aiuole di balsamo, labbra come gigli stillanti profumi, pietre preziose e giardini con alberi da incenso.
Montaigne s’interessa dell’uso religioso dell’incenso, precorrendo l’aromaterapia colla sua idea che esso possa risvegliare e purificare i sensi e favorire la contemplazione. Ma il progetto umanista di Montaigne si spinge ancor più in la, considerando i sensi come strumenti di conoscenza e godimento, sino all’affermazione dell’esigenza di “annusare il più possibile” per esplorare l’umano.

Impieghi
L’incenso, come abbiamo messo in evidenza, viene molto utilizzato in contesti rituali: si pensi soltanto al grande uso che se ne fa tutt’oggi nelle cerimonie liturgiche di tutto il mondo cristiano. L’olio essenziale viene estratto per distillazione in corrente di vapore dalla gommoresina oleosa. Esso conferisce ai profumi una nota di fondo profonda che molto si adatta agli stati meditativi. Tra le sue proprietà c’è quella di essere un formidabile antisettico, così che le fumigazioni non hanno solo un connotato spirituale, per analogia col fumo che sale e si eleva, ma anche una valenza igienica, soprattutto in contesti dove si riuniscono molte persone e dove esso può assumere la forma di un piacevole disinfettante.
L’incenso viene ampiamente utilizzato come fissativo o componente nei profumi a fragranza orientale, in saponi, detergenti, cosmetici e come ingrediente di alcuni prodotti farmaceutici quali linimenti e pasticche per la gola. L’incenso è oggi studiato ed utilizzato per le sue funzioni antinfiammatorie, antisettiche, cicatrizzanti, espettoranti e sedative. In aromaterapia se ne consiglia l’uso per cicatrizzare ferite, alleviare i problemi di asma, bronchite e tosse e per la capacità di rallentare il respiro e di placare gli stati di ansia e tensione nervosa.

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