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SPECIALE INTERVISTA:
Le proprietà degli oli essenziali

In questo numero speciale di IPO INFORMA viene riportata l’intervista al professor Bruno Tirillini che ci spiega l’importanza del lavoro di analisi degli oli essenziali che sta svolgendo in Italia insieme al dott Roberto Pellegrino, fornendoci una panoramica sulle proprietà e le caratteristiche di alcuni oli. Il suo lavoro, unito al prezioso contributo del comitato scientifico di IPO, composto dalla dottoressa Vitalia Murgia, la dott.sa Paola Angelini, la dottoressa Piagiotti, il dott. Pellegrino e lo stesso Tirillini, permettono l’implementazione dei progetti dell’associazione, fornendo il necessario apporto tecnico-scientifico nella ricerca di nuove vie di sviluppo (eco)-sostenibile. Di seguito viene riportata l’intervista.

Che tipo di analisi vengono svolte sugli oli essenziali e qual è lo scopo di analizzare i composti chimici di ogni olio?
Gli oli essenziali sono costituiti da una miscela di composti chimici volatili ricavati dalle piante con un processo di idrodistillazione. Questa miscela è in genere formata da composti chimici contenuti in percentuale maggiore (pochi) e da molti altri composti (fino a parecchie decine) presenti in basse percentuali. Non è detto, a priori, che l’ attività biologica dei composti “minoritari” sia trascurabile rispetto a quella dei composti principali. Inoltre, la produzione quali-quantitativa dei composti che andranno a costituire l’olio essenziale varia a seconda delle fasi vegetative di ciascuna pianta. Da queste premesse si può capire come ogni lotto di distillazione dovrebbe essere analizzato per conoscere l’esatta composizione dell’olio. Per arrivare alla determinazione della composizione quali-quantitativa di un olio essenziale occorre prima separare la miscela nei suoi composti chimici e successivamente identificare ciascun componente. La separazione dei composti chimici si fa con metodiche gas-cromatografiche e la percentuale dei composti chimici nella miscela si fa in base all’ area del picco cromatografico che lo strumento riporta (in genere ad ogni picco corrisponde un composto chimico separato). L’identificazione dei composti chimici si fa sempre per via gascromatografica, ma il composto separato viene inviato ad uno spettrometro di massa che ne determina il pattern di frammentazione (spettro di massa). Il pattern di frammentazione viene confrontato con quelli riportati in letteratura (questo avviene sia con ricerca automatica sia per confronto manuale), in questo modo posso “dare un nome” al picco. Questa procedura va fatta per tutti i picchi separati dallo strumento. Si controlla inoltre il tempo di uscita dei vari composti trasformandoli in indici di ritenzione e sulla base di questi indici si fa un ulteriore controllo dell’ esattezza dell’attribuzione fatta. Questa è la normale routine che si segue per la determinazione qualiquantitativa di un olio essenziale. Nel caso ci siano dei composti chimici di cui non sono noti gli spettri di massa, occorre determinare la struttura chimica del composto con metodi di risonanza magnetica nucleare.

Le analisi svolte sui due tipi di timo selvatico endemico dell'Etiopia quali risultati hanno prodotto? Sono state riscontrate proprietà particolari degli oli analizzati? Se sì quali?
Sono stati analizzati campioni di olio essenziale di diversa provenienza che, come era prevedibile, hanno mostrato delle differenze soprattutto quantitative. Gli oli analizzati sono composti da almeno 50 composti chimici di cui quattro sono i “maggioritari” (orto-cimene, gamma-terpinene, timolo e carvacrolo). I rapporti percentuali relativi dei componenti “maggioritari” variano, anche marcatamente, e le analisi hanno evidenziato campioni con un’ alta percentuale di timolo (superiore al 40%) ed altri con una alta percentuale di carvacrolo (poco inferiore al 40%). In generale gli oli essenziali analizzati possono essere suddivisi in due gruppi: oli a “carvacrolo” ed oli a “timolo”.

Che differenza c’è tra un olio essenziale naturale e un prodotto di sintesi?
Non è possibile “falsificare” un olio essenziale, la ricchezza dei suoi composti chimici renderebbe l’impresa troppo costosa e comunque facilmente evidenziabile. Si potrebbe usare in alternativa all’olio essenziale una miscela dei composti chimici maggioritari ottenuti per via sintetica. Dal punto di vista teorico, una molecola di timolo di origine naturale, ad esempio, è identica ad una molecola di timolo di sintesi (salvo che la molecola di sintesi non si tiri dietro altre molecole per una purificazione approssimata della molecola). In generale, comunque, se guardiamo all’attività biologica, si ha sempre un’ azione sinergica dei vari composti chimici anche se “minoritari” che vanno ad aumentare l’effetto rispetto a quello che avrebbero i singoli composti.

Qual è il fondamento delle proprietà curative degli oli essenziali?
In via del tutto generale, gli oli essenziali hanno attività anti-biologiche dose dipendenti, quindi il loro uso richiede sempre prudenza. Nello specifico le proprietà curative degli oli essenziali dipendono dal tipo di composti che contengono. Ad esempio la presenza di derivati fenolici (timolo, carvacrolo, cimenoli derivati) conferisce all’ olio essenziale attività antimicrobiche come nel caso dell’olio essenziale ricavato dal timo. Quindi, nota la composizione dell’olio essenziale è possibile stabilire in linea di massima quali saranno le sue proprietà biologiche e quindi le sue proprietà curative.

In che modo le GC/MS possono aiutare nel processo di reperimento di oli essenziali per preparazioni galeniche in grado di supportare sistemi sanitari con allocazioni economiche povere?
Dobbiamo fare due considerazioni, la prima è che la composizione degli oli essenziali ricavati da piante morfologicamente uguali (appartenenti quindi alla stessa specie o varietà botanica) possono essere alquanto differenti tra loro e, la seconda, che esiste una relazione tra certe molecole e loro attività biologiche. Per fare un esempio concreto, se vogliamo fare una crema anti-micotica, devo trovare un olio essenziale dotato di tale attività, basandoci sull’ etnomedicina, possiamo identificare nell’olio di timo il componente di elezione. Inoltre, ci sono studi che evidenziano come il timolo sia il principale responsabile dell’attività anti-micotica dell’ olio di timo. Analizzando oli essenziali di timo di diversa provenienza, possiamo scegliere quelli che sono più ricchi in timolo (dalle analisi fatte, sono stati riscontrati valori che vanno dal 10% al 44% ) anziché di carvacrolo.