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STORIE CHE FANNO RIFLETTERE: UN CORSO GRATUITO RIVOLTO AI GIOVANI

 

Le narrazioni digitali consentono una grande libertà di espressione, a causa della diversità di codici, formati, stimoli e risorse impiegati. Queste storie 2.0 non favoriscono soltanto la personalità creativa dell'individuo, ma fanno sì che i giovani riflettano e facciano riflettere sul proprio mondo. Lo storytelling consente infatti di maturare la capacità di veicolare messaggi significativi e di forte impatto sociale.

Sono questi i motivi che ci hanno spinto a ideare un percorso formativo/creativo che si basa sulla stimolazione di un modo di pensare in forma narrativa. Queste tipologie di formazione raramente trovano spazio all'interno dei percorsi educativi classici, sia per il fatto che sono tecniche e metodologie di ultima generazione, sia per la difficoltà di farsi largo all'interno delle attività curricolari scolastiche.

Poiché ogni storia genera altre storie, il confronto, lo spirito critico, la messa in rete di competenze per la soluzione dei problemi possono risultare favorevolmente potenziati da una corretta comprensione delle pratiche legate allo storytelling. Coinvolgere i giovani, farli partecipare può forse condurre dalle storie 2.0 ad una società 2.0?


SE SEI INTERESSATO TROVERAI NELLA LOCANDINA DI SEGUITO INFORMAZIONI SU COME ISCRIVERTI OPPURE PUOI CONTATTARCI USANDO LA MAIL This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it


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M. mi racconta la sua storia.

Dice che è una storia breve, perché lei è ancora giovane.

Ha venticinque anni. Viene da un villaggio di campagna. La madre muore quando è ancora adolescente e non c'è nessuno che possa prendersi cura di lei. Uno dei fratelli a cui vuole un bene dell'anima è lontano, in un'altra città. Il padre si risposa troppo presto. Lei si arrabbia, non lo accetta e decide di andarsene. Così arriva ad Awassa e per otto anni lavora a giornata, arrangiandosi con quello che riesce a trovare. Si è portata con sé due bambini avuti a sedici anni, ma il marito, poco più che un ragazzino anche lui, l'abbandona dopo poco. Si ritrova a dover far fronte a troppe spese, non ce la fa e finisce per strada.

Poi un giorno si ferma davanti alla porta della casa accoglienza di Let Us Change. Bussa e senza aspettarselo è la porta giusta e le viene data un'occasione: un lavoro per aiutare altre persone che come lei si sono ritrovate in strada.

Di questa storia due cose mi stupiscono particolarmente. Anzitutto che il racconto, degno di una tragedia, sia ritenuto da parte della sua stessa protagonista - che qui abbiamo chiamato M. - una “piccola” storia, quasi insignificante.

Ancora di più mi sorprende l'accettazione “serena” di un destino così difficile. Quando le ho chiesto che cosa le fosse pesato particolarmente, mi ha risposto che nella sua vita di cose davvero difficili non ce ne sono state. Forse vivere per strada crescendo due figli, la morte della madre da giovane, l'abbandono da parte del padre prima e del marito poi, le devono essere sembrate cose di poco conto.

Mi chiedo allora quali terribili storie abbia sentito e visto per pensarla così. Ma forse è solo una forza straordinaria che M. si porta dentro.

 

IPO sostiene M. e la casa di accoglienza di Let Us Change in Etiopia, un progetto per ridare dignità a persone di ogni età che hanno vissuto per strada.

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